La rivista di Arablit – Anno I, numero 1, giugno 2011

Editoriale di Isabella Camera d’Afflitto

La primavera della letteratura araba

Since the Italian press usually does not take an interest in Arab populations and their cultural production unless their countries are in the limelight of the international political scene, a group of Arabists decided to start a magazine of modern and contemporary Arab culture and Arabic literature in which specialized articles can be published.

La rivista di Arablit” therefore aims at offering space to both well-known and younger and even very young Italian and international scholars, who are particularly interested in recent literary trends and willing to point out new works and to provide information about their authors, as well as to explore some older but culturally extraordinarily prolific historical periods, i.e. the nineteenth and twentieth century age of the Nahḍah, which still greatly needs further studies.  Moreover, a column called “Not only literature” will host articles dealing with themes slightly on the sidelines of the literary field which comply with the purpose of spreading knowledge about Arab culture in general.

Non è difficile immaginare perché un gruppo di arabisti abbia sentito il bisogno di fondare una rivista di letteratura araba moderna e contemporanea, dal momento che in Italia non esiste una pubblicazione dedicata esclusivamente a questa produzione letteraria. Tutti i nostri lavori, fino ad ora apparsi su riviste accademiche e orientalistiche, se sono stati indispensabili per le nostre carriere universitarie, sono in pratica difficilmente rintracciabili per chi voglia conoscere e seguire la produzione letteraria degli arabi min al Muḥīṭ ilà al-Ḫalīğ, ossia dall’Oceano Atlantico al Golfo Persico (o Arabico). È anche vero, però, che noi stessi non troviamo facilmente spazio per i nostri articoli e per le nostre recensioni su riviste e giornali italiani che normalmente si interessano degli arabi e della loro cultura solo quando scoppia il caso, di solito tragico, di guerre o altro. Allora ecco che si scatena la corsa ad avere informazioni su quello o su quell’altro autore arabo che si insegue per giorni per avere un’intervista, noncuranti del fatto che quella stessa intervista, che al giornalista farà riempire una pagina, potrebbe costare veramente molto al nostro malcapitato scrittore. E così ci si è interessati del Libano, quando deflagrava la guerra civile; della Palestina, quando le intifade occupavano le cronache nazionali e internazionali; dell’Iraq, soltanto dopo che Saddam Hussein era stato riconosciuto universalmente pericoloso, e non prima, quando gli scrittori iracheni, soprattutto della diaspora, denunciavano inutilmente quello che stava succedendo nella loro patria; lo stesso era accaduto negli anni Sessanta, durante la guerra di indipendenza algerina che per la prima volta aveva catalizzato l’interesse anche culturale della sponda nord del Mediterraneo verso quella meridionale, interesse che si era poi spento appena il paese non era più alla ribalta internazionale.

La recente primavera araba sta scombussolando tutto, perfino l’editoria che si sta dando un gran da fare a pubblicare analisi, competenti[1] o frettolose[2], e testimonianze dei veri protagonisti della rivolta araba[3]. Non si fa più in tempo a concentrarsi su un autore tunisino o egiziano, che subito spunta la rivolta in Siria o in Yemen ad attirare l’attenzione dei nostri giornalisti delle pagine culturali. Per non parlare della Libia, un vero e proprio caso letterario “sconosciuto”, malgrado in passato si sia cercato inutilmente di far apprezzare uno dei più grandi autori arabi, che guarda caso è pure libico, Ibrāhīm al-Kūnī, che non è mai stato tanto ricercato dalla nostra stampa nazionale come in questi mesi. Eppure, in Italia, erano stati pubblicati ben tre suoi libri: due romanzi[4] e una raccolta di racconti[5], per la quale ha vinto anche un prestigioso premio siciliano[6].

Dal dilagante disinteresse mostrato in passato per la letteratura araba nasce quindi l’idea di fondare una nostra rivista, sulla quale possiamo segnalare liberamente opere e autori che a noi sembrano interessanti, al di là di mode editoriali o di contingenze storico-politiche. Noi riteniamo che ancora oggi la cultura della sponda Sud del Mediterraneo, con tutto il continente che si trascina dietro, così come quella del Vicino Oriente, con la sua espansione verso Est, non siano ben conosciute, o siano ancora ignorate del tutto.

Il lavoro pionieristico di una piccola casa editrice come la Jouvence, che nel 1993 aveva fondato la collana “Scrittori Arabi Contemporanei”, da me diretta, e lo sforzo di altre piccole case editrici che hanno continuato e continuano questo meritorio percorso – nuove iniziative editoriali sorgono un po’ ovunque – sono comunque il segnale di un’Italia che cambia, che cerca di conoscere meglio il mondo arabo, anche attraverso la sua produzione letteraria. La grande editoria, che una volta disdegnava la letteratura araba, oggi appare più interessata che in passato, e sta incrementando le pubblicazioni di romanzi di autori arabi, tradotti da una nuova generazione di traduttori usciti dalle nostre università, che hanno ereditato dalla generazione precedente lo stesso interesse e, per alcuni, la stessa passione per la letteratura araba contemporanea.

Nel mondo arabo questa primavera sta, inoltre, coinvolgendo quella produzione letteraria che si stava racchiudendo sempre di più su se stessa, riproponendo tematiche ormai consuete e problemi rimasti irrisolti, come la questione palestinese, le feroci dittature, la corruzione dilagante, il fenomeno dell’integralismo religioso, ricordi di guerre e sconfitte mai veramente metabolizzate. Numerosi scrittori erano ancora prigionieri della Nakbah, della Naksah, delle guerre post coloniali e fratricide. Purtroppo niente è stato risolto di tutto questo elenco di tragedie, ma oggi si sta comunque scrivendo una nuova pagina. Testimonianze importanti appaiono in Internet, grazie a giovani blogger arabi che per mezzo della rete telematica abbattono ogni frontiera geografica, politica e ideologica; molti di loro scrivono anche in inglese per far arrivare i loro scritti a noi più in fretta e senza l’ostacolo delle traduzioni. Non si sa ancora dove precisamente tutto questo fermento condurrà; queste insurrezioni popolari, tuttavia, stanno di sicuro portando nuova linfa anche alla produzione letteraria che noi cercheremo di cogliere e di far conoscere al lettore italiano. I più attenti studiosi avevano colto i segnali di una svolta politica e letteraria già negli ultimi tempi; io stessa ho potuto rendermene conto sia nei numerosi viaggi nell’area, sia per aver selezionato ben 123 romanzi che concorrevano all’ultima edizione (2010-2011) dell’Arab Booker Prize[7], avendo  fatto parte della giuria. Nei sedici romanzi della Long list e, soprattutto nei sei finalisti – che saranno tutti prossimamente tradotti e pubblicati in Italia -, appaiono tematiche e stili sempre più interessanti. In alcuni casi gli autori ci propongono dei veri e propri thriller ben costruiti, in cui si riscontrano riflessioni di carattere psicologico e socio-politico, con un’ottima caratterizzazione dei personaggi. Non mancano romanzi intimistici, storici, polizieschi, alcuni scritti con una buona dose d’ironia. Anche la forma cambia: meno regole e problemi linguistici, con l’uso del dialetto quando e come si vuole, soprattutto nei dialoghi.

D’altronde, non mi stancherò mai di ripetere che la letteratura, specialmente per questi paesi, è un vero e proprio specchio della realtà sociale e politica. Non la dovrebbero disdegnare i nostri grandi politologi, diplomatici e uomini di affari, e finanche gli intellettuali, troppo inclini a un malsano e infruttuoso provincialismo tutto italiano. Ricordo, a questo proposito, un nostro ambasciatore, conosciuto in uno dei paesi arabi da me frequentati, che nel corso di una conversazione mi chiese angelicamente se nel paese arabo in cui prestava servizio ci fossero scrittori. Questo, che non è un caso isolato, succedeva soltanto qualche anno fa, quando molti di noi avevano già trascorso la propria vita a cercare inutilmente di far conoscere agli italiani il grande patrimonio culturale degli arabi.

Lo stesso dissenso civile, che oggi è al centro dell’attenzione internazionale, ha trovato spazio per decenni nei romanzi degli autori arabi, le cui testimonianze, forse, avrebbero aiutato le diplomazie e gli apparati politici a meglio comprendere la realtà di quei paesi. Ma, come dice una bella canzone napoletana, “scurdammoce o’ passato” e torniamo alla Rivista.

“La rivista di Arablit” intende quindi offrire spazio sia a studiosi italiani e stranieri affermati, sia a giovani e giovanissimi, più interessati alle nuove tendenze letterarie, segnalandone autori e opere, come pure a chi voglia esplorare epoche meno recenti, ma straordinariamente feconde per la cultura araba nel suo complesso, e cioè il periodo della Nahḍah (XIX e XX secoli), del quale si conosce ancora poco. Una rubrica, denominata «Non solo letteratura», raccoglierà poi quegli articoli un po’ ai margini dell’ambito letterario, ma ritenuti comunque da noi interessanti per le tematiche affrontate.

La rivista, a cui pensavo da molto tempo, oggi è resa possibile grazie alla collaborazione di alcuni giovani studiosi della cattedra di Letteratura Araba Moderna e Contemporanea da me diretta presso il Dipartimento “Istituto Italiano di Studi Orientali – IISO” della Sapienza Università di Roma. Il comitato scientifico di livello nazionale e internazionale, e il comitato di redazione, animato da grande entusiasmo, contribuiranno a rendere possibile questa nuova avventura editoriale, per ora soltanto in rete, ma che forse un domani potrebbe vedere la luce in forma cartacea. Fino a quando ci sarà questa sinergia di interessi e di passione, ci sarà questa rivista. Fondamentale poi è l’apporto dell’editore, l’Istituto per l’Oriente Carlo Alfonso Nallino, di Roma, al quale mi legano importanti esperienze del passato.

Perché questo nome, poi? Perché l’idea è nata nel momento in cui mi accingevo a rinnovare per l’ennesima volta il mio sito (www.arablit.it), dedicato alla moderna letteratura araba, che ho  fondato oltre quindici anni fa per finalità didattiche, semplicemente per fornire agli studenti bibliografie di opere tradotte in italiano e spronarli alla lettura.

Guardiamo avanti, quindi, con lo stesso ottimismo di sempre e il desiderio inesauribile di nuove avventure. Per questo nasce “La rivista di Arablit”. La primavera araba ha contagiato anche noi.

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