al-Diglah fī ‘arāǧīnihā: palme e libertà nel sud della Tunisia

(al-Diglah fī ‘arāǧīnihā: palm trees and freedom in southern Tunisia)

in La rivista di Arablit, a. XI, n. 21-22, giugno-dicembre 2021, pp. 101-113.

al-Diglah1 fī ‘arāǧīnihā (Dates in its Branches, 1969), by al-Bašīr Ḫurayyif (1917-1983), set in the south-western region of Tunisia, spans over two decades, till around 1930. All the novel’s characters, living in a backward social environment, have to fight hard to get their own spaces of freedom. Makkī and al-‘Aṭrā’, the protagonists, after spending a quiet childhood in their oasis, are separated, then marry each other but only for a short time, to end up defeated by a cruel destiny. The former, after the failure of miners’ struggle against colonizers, goes back to his village and dies there. The latter, after suffering long-time unjust decisions taken by her uncle, spends an unforgettable night of freedom, before passing away. Dialogues in the local dialect (dāriǧah), throughout the novel, help create a sort of mimetic realism. Detailed descriptions of spaces, objects and social dynamics aim at a passionate reworking of a by-gone world.

1. Introduzione

La regione del Ǧarīd (Djerid)2 si trova all’estremo sud-ovest della Tunisia, come una casa in un vicolo cieco, dove può arrivare solo chi la cerca. L’unica sua risorsa è la palma. Questo albero benedetto, che è così diverso da qualsiasi altro, quanto somiglia all’essere umano […]. Si slancia dal suolo, dritto, potente, per aprirsi verso il cielo e la luce. Dal suo cuore sgorgano i rami, tutti cesellati e simmetrici, verdi, lunghi, a cerchio, come in una fontana […]. Le foglie sono tenere e gracili, morbide quasi come una piuma. Ma quando l’albero sta per donare i suoi frutti, esse diventano secche e dure, come spine dalla punta nera, per proteggere i datteri maturi3.

La palma è muta testimone di tutti gli eventi del romanzo al-Diglah fī ‘arāǧīnihā (Datteri nei loro grappoli, 1969)4, dello scrittore tunisino al-Bašīr Ḫurayyif (Béchir Khraïef, 1917-1983 )5, che è unanimemente annoverato tra i capolavori della letteratura araba del Ventesimo secolo6.

[…]


1 Il fonema “g” (velare sonora) di questo termine, tipico di molte varianti di arabo colloquiale, è una realizzazione dell’originario suono uvulare della qāf. In Tunisia è stato standardizzato con l’aggiunta di un terzo punto diacritico sulla stessa lettera. Lo stesso fonema si ritrova anche nel termine barg, dal classico barq (bagliore), del titolo di un suo romanzo, Barg al-layl. Cfr. G. Mion, Réflexions sur la catégorie des “parlers villageois” en arabe tunisien, in “Romano-Arabica”, 15 (2015), pp. 269-277.
2 Non è affatto casuale che il termine ǧarīd indichi in arabo il gambo di foglie di palma. La traslitterazione dei nomi di luogo, cose o personaggi segue la fuṣḥà, in osservanza delle norme redazionali, sebbene vada segnalato che la pronuncia effettiva in tunisino si avvicina di più alla trascrizione francofona che viene qui riportata tra parentesi, e solo per la prima volta in cui il termine compare.
3 al-Bašīr Ḫurayyif, al-Diglah fī ‘arāǧīnihā, Taqdīm al-Ṭayyib Ṣāliḥ, Dār al-Ǧanūb, Tūnis 2000, p. 24. Questa è l’edizione cui si fa sempre riferimento in questo articolo. La traduzione di questo e successivi passi è mia.
4 La prima edizione è della casa editrice al-Dār al-Tūnisiyyah li ’l-Našr, Tūnis 1969. L’unica traduzione finora disponibile è quella francese, Béchir Khraïef, La terre des passions brûlées, Traduit de l’arabe par Hedi Djebnon et Assia Djebar, J.C. Lattès, Paris 1986. A questo proposito, lo storico della letteratura tunisina Jean Fontaine sottolinea come tale traduzione abbia omesso non meno di 1037 righe, cioè il 10% del romanzo. I passaggi censurati riguarderebbero, a suo avviso, il sesso e la politica: «Ces omissions laissent penser à une manipulation, fut-elle inconsciente». J. Fontaine, Sur la traduction de «La Terre des passions brûlées» de Béchir Khraïef, par Hédi Djebnoun et Assia Djebar, in “Ibla”, 160 (1987), pp. 395-396.
5 Nato nell’oasi di Nefta, nel Sud-Ovest della Tunisia, da una nota famiglia di letterati, si trasferisce a Tunisi, sin dalla tenera età. Oltre ad insegnare in varie zone della Tunisia, esercita il mestiere di commerciante nella Medina della capitale. Dopo i primi racconti pubblicati a fine anni Trenta sulla rivista “al-Dustūr”, accantona l’attività letteraria per due decenni, finché viene incoraggiato a pubblicare il romanzo breve Ḥubbak darbānī (L’amore per te mi ha fatto impazzire, 1980), sulla rivista letteraria “al-Fikr”, in modo seriale, tra il 1958 e il 1959. Nel 1961 esce il romanzo storico Barg al-layl (Barg el-lil, Fulmine di notte), ambientato nel XVI secolo. Alcuni dei suoi primi racconti saranno poi riuniti nel volume Mašmūm al-full (Bouquet di gelsomini, 1971). Postumo esce Billāra (Bellara, 1992), nuovamente sullo sfondo dell’alleanza turco-tunisina contro gli Spagnoli. Tutte le sue opere sono state raccolte da Fawzī al-Zamarlī, al-Bašīr Ḫurayyif; al-Aʻmāl al-kāmilah, Dār al-Ǧanūb, Tūnis 2005-2007.
6 La rivista inglese “Banipal” lo inserisce tra i cento migliori romanzi arabi, in un sondaggio di critici e scrittori. Si veda S. Shimon, The 100 Best Arabic Novels, in “Banipal”, 63 (2018), pp. 106-150. Nello stesso numero si trova la recensione del romanzo: A. Nicosia, Of Men, Mines and Dates, pp. 210-212.

This is an Article from La Rivista di Arablit - Anno XI, numeri 21-22, giugno-dicembre 2021

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L’Autore

Aldo Nicosia |