Jurji Zaidan. The Battle of Poitiers. Charles Martel and ‘Abd al-Rahman. Translated from the Arabic with a Study Guide by William Granara, The Zaidan Foundation, Inc., Bethesda 2011 (2012), pp. 239 (ed. or.: Šarl wa ‘Abd al-Raḥmān, Dār al-hilāl, al-Qāhirah 1904).

«Historia vero testis temporum, lux veritatis, vita memoriae, magistra vitae, nuntia vetustatis»: questa celeberrima frase di Cicerone dovrebbe sempre essere presente alla nostra mente, perché non dimentichiamo l’importanza che gli insegnamenti della Storia possono rivestire nella vita di noi tutti in quanto semplici individui e in quanto membri di una comunità sociale. Anche se si tratta di ammaestramenti non decisivi e inderogabili, o imprescindibili, per le scelte di ciascuno, il loro ruolo è potenzialmente fondamentale, visto che sono in grado di aiutare chi li vorrà ascoltare e seguire a non incorrere negli stessi errori, allorché ci si ritrovi in situazioni analoghe a quelle del passato. Con l’obiettivo di cercare le soluzioni più adeguate a ogni circostanza, naturalmente contestualizzandole all’esperienza attuale. La stessa Storia, ad esempio, ci insegna come alcuni capi, per non aver voluto trarre vantaggio da ciò che era accaduto in precedenza ad altri, e avendo quindi commesso i loro stessi errori, siano stati costretti ad ammettere la propria cocente sconfitta. Pertanto, studiare la Storia, e da essa apprendere, contiene in sé alti valori pedagogici ed etici.
Grazie alla bella ed efficace traduzione dello studioso americano William Granara del romanzo Šarl wa ‘Abd al-Raḥmān, apparso nel 1904, ossia The Battle of Poitiers. Charles Martel and ‘Abd al-Rahman, un pubblico molto vasto ha adesso l’opportunità di avvicinarsi al mondo letterario del famosissimo scrittore e giornalista siro-libanese cristiano Ǧūrǧī Zaydān (1861-1914). È doveroso sottolineare che l’edizione analizzata rientra in una serie di pubblicazioni fortemente voluta, finanziata e divulgata dalla Zaidan Foundation che, sorta nel 2009, prende il nome dallo stesso autore arabo ed è diretta dai suoi eredi. Scopo della Fondazione è quello di divulgare a livello internazionale l’eredità culturale arabo-islamica nei suoi sviluppi secolari, e il primo progetto è proprio quello dello studio e della traduzione dell’opera di Ǧūrǧī Zaydān. Negli anni bui precedenti il risveglio della Nahḍah, questo autore, infatti, al pari di tanti suoi colleghi, aveva inteso ridestare gli animi dei connazionali alla speranza di poter presto acquisire quella libertà agognata da lunghissimi secoli. Bisogna inoltre rimarcare che mai finora i romanzi di Zaydān erano stati tradotti in inglese, per cui la Fondazione in questo senso svolge un ruolo pionieristico e benemerito, dato che si prefigge di raggiungere un pubblico davvero ampio, formato, così viene sottolineato dal presidente della Zaidan Foundation, dai tanti musulmani anglofoni. D’altronde, l’edizione curata da William Granara ha tutte le caratteristiche per essere apprezzata anche dai lettori italiani con una certa dimestichezza con l’idioma di Shakespeare, nell’attesa, magari, di un piano nostrano di traduzione di questi interessanti e intriganti romanzi. Inoltre, accompagna l’edizione un’Appendice, curata sempre da Granara, che aiuta lo studioso, o il semplice estimatore, a penetrare più a fondo nell’universo dello scrittore siro-libanese, evidenziando i temi e le caratteristiche basilari di questo romanzo, e fornendo, nel contempo, una bibliografia di approfondimento.
Šarl wa ‘Abd al-Raḥmān contiene tutti gli ingredienti atti a costruire un avvincente e coinvolgente romanzo. Vi sono gli intrighi, i segreti, le identità celate, le storie d’amore (più o meno corrisposto), i colpi di fulmine, la passione, la rivalità, l’odio, l’audacia, la viltà, la magnanimità, l’animosità, il sacrificio di sé… Abbondano le descrizioni dettagliate dei personaggi, descrizioni che spesso rimandano un’immagine sicura e convincente della psiche dei personaggi stessi. Questi, tuttavia, non sembrano affatto caratteri stereotipati, nonostante alcuni elementi fisiognomici possano portare a crederlo. È vero che, talvolta, il loro ingresso in scena e la modalità stessa in cui essi sono presentati dall’accorta mano dell’autore fanno pensare a personaggi già incontrati nei romanzi storici di altre letterature, eppure il risultato è comunque originale, piacevolissimo, carico di novità e di straordinario. Gli scrittori arabi di questo genere hanno  guardato soprattutto a Sir Walter Scott e Alexandre Dumas padre.  Così si comporta Ǧūrǧī Zaydān medesimo, il quale però si discosta dal loro modo di trattare il materiale storico. Ciò che in effetti caratterizza le opere narrative del fondatore di “al-Hilāl”, così come gli è sempre stato riconosciuto – anche perché egli stesso ne ha fatto una sorta di manifesto programmatico –, è la precisione con cui gli eventi storici sono trattati. D’altronde, vale la pena rilevare che la narrazione vera e propria è preceduta da una introduzione curata dall’autore stesso dove, con estrema esattezza e chiarezza, lo scrittore spiega ai lettori la cornice in cui la vicenda si svolge, mettendo così in grado il pubblico di essere preparato ad affrontare il testo e i suoi numerosi riferimenti. Anzi, già il sottotitolo è in questo senso illuminante, dato che in maniera succinta, ma esaustiva, chiarisce l’intimo messaggio dell’opera. Esso illustra che il romanzo è: «A historical novel describing the Arab invasion of France at the beginning of the eighth century up to the banks of the Loire River near Tours. And the reasons for the failure of the Arab invasion and how the Franks, under the leadership of Charles Martel, united and saved Europe.»
Nel caso di Šarl wa ‘Abd al-Raḥmān, dunque, non siamo di fronte ad una vicenda di successo. Siamo, invece, di fronte ad una vittoria mancata, a causa del tradimento di alcuni figuri che si muovono con ambiguità e doppiezza, e della divisione tra le varie componenti dell’esercito arabo, formato in gran parte da berberi. Siamo nel 732 e la battaglia di Poitiers, che vide la sconfitta araba, decretò la fine del progetto omayyade di impossessarsi della cristiana Costantinopoli attraverso l’Europa. Una volta conquistata la Penisola Iberica, era naturalmente vitale prendere la Francia, ma dopo le iniziali vittorie, tutto fu compromesso dagli avvenimenti di Poitiers. Piani e strategie segrete, e congiure, non permisero infatti che la città venisse espugnata, anche a causa del malumore diffuso che contrapponeva i berberi agli arabi. Pur lottando insieme nel nome dell’Islam, i primi non si sentivano completamente accettati dai secondi, ritenendo di essere sempre da loro “umiliati” in vario modo. In maniera evidente, ciò sarebbe avvenuto ogni qualvolta i combattenti si spartivano il bottino. Il romanzo è tutto pervaso da riferimenti a tale risentimento, manifestato più o meno apertamente da vari personaggi, così come è pervaso dall’espressa esigenza di creare una solidità e un’autentica unione di intenti.
Diversi sono i personaggi principali, in quest’opera di Zaydān, ma su tutti prevalgono in quattro – Hānī e Maryam, gli eroi romantici della vicenda –, Salmà, la madre di Maryam e depositaria di un incredibile segreto, e specialmente ‘Abd al-Raḥmān al-Gāfiqī, il condottiero di origini yemenite che nel 730 era diventato il governatore di al-Andalus per conto della corte califfale di Damasco.  Tra loro, egli è l’unico personaggio storico, ricordato per aver tentato strenuamente di creare una vera unità all’interno della comunità arabo-islamica in Occidente e per essersi sacrificato in nome dell’Islam. Non scevro da difetti semplicemente umani, ‘Abd al-Raḥmān è dipinto dall’autore con accenti da cui traspare un profondo rispetto nei confronti di un uomo e di un eroe combattente per l’Impero e per l’affermazione piena e totale della cultura e civiltà cui egli appartiene. Grazie alla penna sapiente e accorta di Ǧūrǧī Zaydān, ‘Abd al-Raḥmān emerge come il paladino dell’Islam, ma anche della magnanimità e della tolleranza, attento com’è a trattare con eguale sensibilità i vari membri della compagine che comanda, ma pronto, altresì, a imporre il proprio volere, sempre per il bene comune.
Non si può terminare questa breve introduzione all’opera di Zaydān senza soffermarsi sulla dolce e sofferta storia d’amore tra Hānī e Maryam. Come accade nella migliore tradizione del romanzo storico, una vicenda romantica è uno dei fulcri della narrazione, dato che rappresenta l’elemento che, andando a toccare le corde più remote e nascoste dell’animo umano, riesce a catturare l’attenzione di una vasta audience che, rapita dalle commoventi tribolazioni degli amanti, si affeziona all’intera storia e la segue con entusiasmo e crescente pathos fino all’ultima parola. Al contrario di quanto occorre nei romanzi occidentali, la storia d’amore non appanna l’autenticità storica, bensì l’accompagna e l’affianca con discrezione, ma fermamente.
Tutti i romanzi di Zaydān uscirono tra il 1892 e il 1919 (uno di essi, quindi, postumo) e tutti per i tipi della casa editrice cairota da lui fondata, Dār al-Hilāl. Nella sua intensa attività letteraria e scientifica, egli produsse ventitré romanzi, di cui uno solo, Ǧihād al-muḥibbīn (La guerra degli innamorati, 1893), basato non sulle vicende della storia arabo-islamica, bensì, molto probabilmente, su vicende autobiografiche. Pianificando il personale e ambizioso progetto di redigere più romanzi in cui proporre al pubblico, che era necessario “educare” e “istruire”, episodi salienti della storia arabo-musulmana, Zaydān si sarebbe concentrato, in ciascuna di tali narrazioni, su uno specifico e decisivo punto di svolta per la cultura e la società di cui egli era parte, al fine di porre in evidenza particolari virtù o difetti che ne avevano aiutato od ostacolato il cammino. In effetti, il suo scopo – peraltro condiviso da altri autori di romanzi storici coevi – era duplice: in quei giorni gli intellettuali sentivano la necessità di divulgare l’ideale del nazionalismo, indispensabile perché la popolazione si muovesse in accordo con i dettami di quel principio e si adoperasse per sottrarsi al giogo del tiranno di turno; nel contempo, quegli stessi intellettuali bramavano attuare una riforma etica della società in genere.
I romanzi storici dell’autore beirutino trattano, dunque, ognuno di una vicenda precipua  della storia e cultura arabo-islamica, dagli albori fino all’epoca della rinascita, la Nahḍah, di cui il medesimo  Zaydān è stato appunto uno dei principali attori. Come è ben noto, oltre che per tali lavori, l’autore siro-libanese è universalmente conosciuto specialmente per la rivista “al-Hilāl” (La mezzaluna, 1892), una delle testate più importanti e influenti mai avutesi nel mondo arabo, una pietra miliare la cui avventura continua tuttora. Inoltre, Ǧūrǧī Zaydān è famoso per saggi di carattere storico e linguistico, che pure hanno segnato la vita culturale e umana dei popoli arabi, e, ancora, per il suo libro di memorie, in cui altrettanto forte è lo scopo pedagogico. Nei suoi lavori, in realtà, predominano elementi di carattere sociologico, anch’essi utilizzati e piegati al bisogno di Zaydān di educare principalmente i giovani che, come piaceva costantemente ripetere ai riformatori del periodo in cui egli visse, sarebbero stati gli uomini e le donne del domani, coloro che avrebbero retto le redini dello Stato.
The Battle of Poitiers rappresenta un’edizione di pregio  sotto vari punti di vista. Tra gli altri, la piacevolezza della lettura, grazie al lavoro profuso da William Granara che, con estremo garbo, ringrazia chi lo ha accompagnato in questa impresa.  Un’impresa pienamente riuscita.

Paola Viviani

This is an Article from La Rivista di Arablit - Anno II, numero 4, dicembre 2012

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L’Autore

Paola Viviani | Assistant Professor in Arabic Language and Literature at Seconda Università di Napoli, Dipartimento di Scienze Politiche “Jean Monnet”.