La rivista “al-Muqtaṭaf” e la Grande Guerra in una prospettiva evoluzionistica

in La rivista di Arablit, a. IX, n. 17-18, dicembre 2019, pp. 25-50.

The Arabic journal “al-Muqtaṭaf” was founded in 1876 by the Arabic Christians Ya‘qūb Ṣarrūf (1852-1927) and Fāris Nimr (1856-1951). It was an encyclopaedic journal and the publishers’ aim was to inform the reader in the Arab world about the Western scientific progress of that time. They spread Evolutionary theory and Darwinism, together with the thought of English philosopher Herbert Spencer. Ṣarrūf and Nimr always maintained good relations with Egypt’s British rulers who had occupied Egypt since 1882. The aim of this article is to analyse the position of the publishers of “al-Muqtaṭaf” before the World War I (1914-1918), which was unleashed by the colonial and hegemonic ambitions of various European powers. However, the publishers of “al-Muqtaṭaf” presented it as a conflict between Democracy and Authoritarianism. Democratic states, and first of all Great Britain, fought against autocratic states (Germany and the Austro-Hungarian Empire) that were trying to impose their hegemony on weaker nations, applying a Darwinist conception founded on a cynical view of human relationships and history.

La Prima Guerra Mondiale ha rappresentato uno snodo di straordinaria rilevanza per i paesi arabi non solo perché coinvolti direttamente negli eventi bellici1, ma anche perché quel terribile conflitto ebbe un effetto profondo sul modo in cui i cittadini più consapevoli cominciarono a concepire se stessi e la propria identità politica2. Il conflitto accese o riacutizzò, negli ambienti intellettuali, vivaci dibattiti circa il valore della cultura europea, dibattiti di cui si può seguire l’evoluzione sulle pagine dei numerosi giornali pubblicati in quegli anni. La visione secondo la quale l’Europa occidentale, dove sembrava che l’umanità avesse raggiunto la sicurezza della civile convivenza nella pace, nel progresso e nel rispetto dei diritti dell’uomo, fosse la rappresentante ideale della civiltà moderna, aveva animato i circoli intellettuali riformisti dell’Ottocento. Essere moderni voleva dire avere una vita politica e sociale simile a quella dei paesi dell’Europa occidentale3. La guerra, frutto degli accesi nazionalismi maturati nella crisi spirituale che investì l’Europa di fine Ottocento, diventò invece la prova della debolezza morale dell’Europa e dell’inadeguatezza del suo sistema di valori4.

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  1. Tra l’altro, una delle cause di quel conflitto fu proprio la lotta tra il blocco anglo-francese e quello tedesco per il possesso dei paesi arabi. Si veda V. Lutsky, Storia moderna dei paesi arabi, a cura di M. Massara, traduzione di A. Ventura, Teti editore, Milano 1975, p. 390.
  2. Albert Hourani, Storia dei popoli arabi, traduzione e cura di V. Brugnatelli, Arnoldo Mondadori Editore, Milano 1995, p. 316.
  3. Ivi, pp. 343-344.
  4. Tale posizione rifletteva quella che si riscontrava nella stessa Europa, dove alla crisi politica di inizio Novecento si accompagnò una crisi spirituale che riguardava ogni aspetto dell’esistenza umana. Da questa crisi spirituale scaturì una vasta letteratura incentrata sulla decadenza del mondo occidentale, avviato inesorabilmente verso il declino. Forse l’opera più celebre di questo filone è Der Untergang des Abendlandes (Il tramonto dell’Occidente), edita nel 1918, in cui l’autore, il tedesco Oswald Spengler, affermava che, come tutte le grandi civiltà del passato, anche quella occidentale era destinata all’estinzione e che già nel XIX secolo era entrata nella sua fase di decadenza.

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L’Autore

Maria Avino | Ricercatore di Lingua e letteratura araba presso il Dipartimento di Asia, Africa e Mediterraneo dell’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale"