Il lessico sufi nel romanzo Mawt ṣaġīr di Muḥammad Ḥasan ʿAlwān

(The Sufi lexicon in the novel Mawt ṣaġīr by Muḥammad Ḥasan ʿAlwān)

in La rivista di Arablit, a. XI, n. 21-22, giugno-dicembre 2021, pp. 45-72.

The novel Mawt ṣaġīr (A Small Death) by the Saudi writer Muḥammad Ḥasan ʿAlwān, winner of the 2017 International Prize for Arabic Fiction, illustrates the double dimension, external (ẓāhir) and internal (bāṭin), of Ibn ʿArabī’s travels through a geographical and intimate space. Using at the same time a specialized Sufi lexicon and a language understandable to the general public, ʿAlwān manages to convey the cornerstones of Sufism that, ultimately, illustrate the very meaning of taṣawwuf. Similarly, while not delving into the complex universe of Ibn ʿArabī’s thought, the allusions to his doctrines in various passages give us an interesting, and in some respects very faithful, picture of the Sufi master. In this contribution, I will focus on these aspects, analysing the Sufi terminology in Mawt ṣaġīr and highlighting, for each word, its recurrence, context of use and purpose within the economy of the novel, in order to show which representation of Sufism, and in particular of Ibn Arabī’s Sufism, emerges from it.

Il romanzo Mawt ṣaġīr (Una piccola morte) dello scrittore saudita Muḥammad Ḥasan ʿAlwān1, vincitore nel 2017 dell’International Prize for Arabic Fiction, costituisce un caso letterario molto interessante. ʿAlwān è il terzo scrittore saudita a vincere questo prestigioso premio, dopo ʿAbduh Ḫāl nel 2010 con Tarmī bi-šarar (Le scintille dell’inferno)2 e Raǧā’ ʿĀlim nel 2011 con Ṭawq al-ḥamām (Il collare della colomba)3.

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1 Nato a Riad nel 1979, Muḥammad Ḥasan ʿAlwān ha all’attivo diversi romanzi, tra cui al-Qundus (Il castoro) del 2013, con il quale ha vinto nel 2015 il Prix de la littérature arabe dell’Institut du monde arabe di Parigi. Per maggiori informazioni sulla vita e le opere dello scrittore, è possibile consultare il suo sito web al seguente indirizzo: http://alalwan.com/.
2 ʿAbduh Ḫāl, Tarmī bi-šarar, Manšūrāt al-Ǧamal/Al-Kamel Verlag, Baġdād/Bayrūt/Freiberg 2009. Il romanzo si trova anche in traduzione italiana: Abdo Khal, Le scintille dell’inferno, a cura di F. Pistono, Atmosphere, Roma 2016. Secondo Salma Almaimam, fu proprio questo romanzo a segnare il coronamento della produzione romanzesca saudita, per troppo tempo ignorata dalla critica. Cfr. Salma Almaimam, Le roman saudien contemporain face à ses défis, in “Arabian Humanities”, 3 (2014), https://journals.openedition.org/cy/2793. La data dell’ultimo accesso a questo link e a quelli successivi citati nel presente contributo è il 27/11/2020.
3 Raǧā’ ‘Ālim, Ṭawq al-ḥamām, al-Markaz al-Ṯaqāfī, al-Dār al-Bayḍā’/Bayrūt 2010. L’opera è stata tradotta in italiano: Raja Alem, Il collare della colomba, traduzione di M. Avino, a cura di I. Camera d’Afflitto, Marsilio, Venezia 2014.

This is an Article from La Rivista di Arablit - Anno XI, numeri 21-22, giugno-dicembre 2021

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L’Autore

Ines Peta |