La rivista di Arablit – Anno V, Numeri 7-8, dicembre 2014

Questo numero doppio (7-8) de “La rivista di Arablit” raccoglie gli atti di un convegno internazionale, “Gli studi interculturali: teorie e pratiche nel contesto degli scambi culturali con la sponda Sud del Mediterraneo”, che si è tenuto alla Sapienza il 28 e 29 novembre 2013 e al quale hanno partecipato docenti italiani ed egiziani, provenienti, soprattutto, dall’università Helwan (Cairo). L’incontro tra arabisti e italianisti e docenti di letterature comparate ha prodotto un’originale sinergia di interessi sugli immaginari interculturali e sulle letterature migranti dalla sponda Sud del Mediterraneo verso l’Italia e viceversa.

Gli studi interculturali, che operano in un ambito interdisciplinare e tra sistemi culturali diversi, com’è noto si sono sviluppati nella seconda metà del Novecento in Europa, confrontandosi poi con analoghe prospettive di ricerca provenienti dalle università̀ di paesi extraeuropei, principalmente dalle Americhe, ma ormai diffusi in gran parte delle università del mondo. Essi costituiscono al contempo, in campo letterario, una delle aree più avanzate della ricerca comparatistica tra sistemi culturali storicamente e tipologicamente contrapposti, basti menzionare per il contesto accademico occidentale studiosi come Earl Miner, Daniel Henri Pageaux e Jean-Marc Moura, e per il contesto orientale, intellettuali quali Edward Said, Homi K. Bhabha, Gayatri Spivak e, più recentemente, in maniera specifica sul mondo arabo, da una prospettiva anche traduttologica, Mona Baker, Tarik Sabry e Tarek El-Ariss. Vocazione principale degli studi interculturali è̀ infatti l’intenzione di  attraversare i confini nazionali tradizionali, favorendo l’individuazione di oggetti di ricerca transnazionali e transculturali, invisibili cioè̀ ad una prospettiva unicamente nazionale, monoculturale o monodisciplinare.

Ne deriva l’attitudine a lavorare comparando aspetti specifici (letterari, linguistici, artistici, storici, culturali in senso lato) di sistemi geo-culturali distanti ma al contempo caratterizzati da momenti di avvicinamento, di sovrapposizione, di conflitto e/o di dialogo interculturale, specie nella modernità e ancor più nella contemporaneità. Classiche direttive di ricerca degli studi interculturali sono stati, infatti, i così detti “East-West Studies”, gli studi interculturali tra Europa e Americhe, o più di recente tra Europa e Africa. Molte sono dunque le aree coinvolte in questo genere di ricerche, e il convegno ha inteso affrontarne una in particolare, tanto limitata al cospetto di quelle appena citate quanto complessa al suo interno. Da un lato, dunque, si è voluto mettere a fuoco confini, oggetti e metodi di ricerca propri dell’area degli studi interculturali mediterranei, e dall’altro si è inteso ragionare intorno ad alcuni argomenti specifici relativi ai rapporti tra la cultura italiana e le culture del Sud del Mediterraneo, fondamentalmente quelle dei paesi del Mashreq, tra cui in particolare l’Egitto, e dei paesi del Maghreb che si affacciano sul Mediterraneo, cioè: Algeria, Libia, Marocco e Tunisia. Non a caso, quindi, l’articolazione del convegno ha previsto delle sessioni tematiche su: gli immaginari letterari e culturali incrociati (il mondo arabo in Italia e le forme più̀ o meno diffuse di orientalismo; l’Italia nel mondo arabo); la traduzione come trasposizione culturale (traduzioni interlinguistiche, adattamenti, trasposizioni intersemiotiche, teorie della traduzione); la mediazione culturale (riviste cartacee ed elettroniche, edizioni, collane, premi letterari, didattica interculturale, biblioteche interculturali); le migrazioni intellettuali dal mondo arabo mediterraneo verso l’Italia (diaspora, postcolonialismo, emancipazione culturale e di genere).

Il convegno, del quale si pubblica qui una selezione dei contributi presentati, ha inteso essere anche l’occasione per fare incontrare studiosi di provenienza disciplinare e culturale diversa, nei limiti sopra citati del dialogo tra Italia e paesi del nord-Africa, con il preciso intento di favorire sempre più l’internazionalizzazione della ricerca in campo umanistico e di far sì che il mondo accademico italiano, specie le giovani generazioni di ricercatori, possa aprirsi al confronto con altre metodologie di indagine su soggetti ed interessi comuni. Il programma ha incluso infatti, oltre a professori e ricercatori di diverse università̀ italiane e straniere, dottorandi e giovani studiosi in formazione. Il convegno ha inteso così costituire un momento di riflessione e di attuazione di pratiche di internazionalizzazione attraverso la costruzione di reti Erasmus e di incentivazione delle già esistenti relazioni sul piano dell’Erasmus Mundus con i paesi extraeuropei rappresentati dai relatori e dalle relatrici del convegno.

Il convegno ha presentato, infine, l’esito di alcune ricerche bilaterali, tra Italia ed Egitto, che hanno impegnato le organizzatrici, in qualità di responsabili di protocolli esecutivi di un Accordo quadro tra Sapienza ed Università̀ di Helwan (Egitto).

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